THC e CBD

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1) La produzione del THC e dei cannabinoidi.
La cannabis o canapa è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Cannabaceae originaria dell’Asia centrale. A seconda della varietà e dell’allevamento, la pianta di cannabis può contenere oltre 100 tipi di principi attivi, i cannabinoidi. Il principale componente psicoattivo contenuto nei fiori della cannabis è il noto THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo). Comunemente ci si riferisce alla cannabis con i termini di “marijuana” o “hashish”. Un altro principio attivo, che di recente ha destato molta attenzione, è il cannabidiolo (CBD). Fino a poco tempo fa si pensava che tale sostanza non avesse effetti psicoattivi, ma recenti studi dimostrano che può avere effetti su ansia e depressione. Il CBD, come è noto, è presente nella marijuana legale, attualmente in vendita in alcuni negozi italiani con regolare licenza.

2)Perché il nostro cervello produce cannabinoidi endogeni?
Se il nostro cervello produce cannabinoidi (endocannabinoidi), così come produce morfina (endorfine), questa è la dimostrazione migliore che tali sostanze sono utili per il suo funzionamento. Ma a cosa servono? Gli endocannabinoidi agiscono sulla memoria, sull’apprendimento, sul movimento, ma anche sul sistema immunitario, in risposta alle infiammazioni di varia natura e, probabilmente, esercita anche altre azioni ancor oggi sconosciute. Queste funzioni regolatorie assumono un ruolo determinante per un sano sviluppo del cervello del bambino e dell’adolescente. Numerosi studi hanno dimostrato che stimolare il sistema endogeno (cioè fisiologico) dei cannabinoidi con l’assunzione di THC o anche CBD produce danni, alcuni potenzialmente gravi, nei cervelli in via di sviluppo. Queste alterazioni non sembrano manifestarsi in cervelli maturi a condizione, ovviamente, come per gli alcolici, che non si esageri.
L’affermazione che i cannabinoidi possano essere di aiuto per il trattamento di alcune patologie è un dato ormai acquisito dalla scienza medica che, proprio per questo motivo, ne ha autorizzato l’uso per il trattamento di alcune malattie. È infatti accertato che i cannabinoidi hanno effetti positivi per curare i disturbi alimentari, per contrastare la proliferazione delle cellule tumorali o per il controllo nelle malattie neurodegenerative, ma anche per trattare malattie neurologiche come la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la sclerosi multipla e l’epilessia.
Utilizzare queste evidenze, certamente documentate, per sostenere che “se è utile per trattare le malattie a maggior ragione l’uso ricreativo non può che essere innocuo”, è del tutto errato e potenzialmente pericoloso.

3) Quali sono gli effetti sul cervello dell’assunzione di THC e degli altri cannabinoidi?
A livello del cervello il THC attiva i recettori dei cannabinoidi che sono distribuiti in molte aree cerebrali coinvolte nei processi di memoria, apprendimento, funzioni motorie, e coordinazione. Inoltre, ha un’azione sui circuiti della gratificazione e ricompensa perché aumenta la produzione di dopamina e serotonina, i neurotrasmettitori del piacere e della felicità. Gli effetti del THC sono principalmente caratterizzati da euforia e sensazione di rilassamento. Tuttavia, un eccesso e un uso prolungato di THC possono portare ad uno stato di ansia molto importante, paranoie e in casi gravi a psicosi. Anche la coordinazione motoria risulta compromessa. Infatti, guidare sotto effetto di questa sostanza raddoppia il rischio di provocare incidenti stradali.
Anche il CBD agisce sul cervello, ma con un’azione più blanda e contrastando alcuni degli effetti negativi del THC.

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4) Quali rischi si corrono assumendo cannabis?
La differenza fondamentale è legata all’età di assunzione. Il THC è una sostanza illegale in molti Paesi per i suoi effetti eccitanti ed il rischio di sviluppare un abuso da tale sostanza. Al contrario il CBD è il principale componente delle formulazioni legali di cannabis light, che contengono basse concentrazioni di THC (in Italia la percentuale ammessa dalla legge è dello 0,5%) e alte di CBD (fino al 26%). In assenza di una chiara regolamentazione queste formulazioni possono contenere differenti percentuali di THC e CBD, rispetto a quelle consentite. Ancora più pericoloso è il contenuto di cannabinoidi sintetici, più potenti sia del THC sia del CBD, e correlati a effetti collaterali pericolosi, come convulsioni, edema cerebrale, tachicardia e arresto cardiaco, nausea e vomito, danno renale e ideazioni suicidarie.
La cannabis light può essere considerata innocua solo se ci riferiamo all’uso, non eccessivo, in persone adulte. L’uso di cannabis, nel delicato e complesso periodo di sviluppo del cervello umano dalla nascita fino all’adolescenza avanzata, può modificare irreversibilmente la struttura di tale organo agendo prevalentemente sulle connessioni tra un neurone e l’altro e modificando il flusso di sangue cerebrale. Questi cambiamenti possono portare a difficoltà permanenti con riduzione della memoria e dell’attenzione, e delle capacità decisionali in età adulta. Adolescenti e preadolescenti che fanno uso di cannabis hanno, inoltre, un maggiore rischio di sviluppare disturbi psichiatrici e dipendenza anche per altre sostanze.